24/09/2007 – 1974-2007. 33 anni sono stati necessari per rivedere una casa italiana conquistare il titolo mondiale nella classe regina del motomondiale. Nel 1974 era stato Phil Read, il cattivissimo inglese che incuteva timore in tutti i suoi avversari con manovre al limite della correttezza, a conquistare la corona iridata in sella alla MV Agusta, avviata di lì a poco a chiudere il suo glorioso percorso nelle corse. Phil Read che nel 1971 fu alfiere della mitica Ducati bicilindrica. Proprio la Ducati nel 2007 interrompe il digiuno tricolore con un gioiello di tecnologia messo nelle sapienti mani dell’australiano Casey Stoner.
Un successo a 360 gradi, titolo piloti, titolo squadre e soltanto sei punti per conquistare anche quello dedicato alle case costruttrici. Ma la misura di questo successo forse sfugge al grando pubblico, portato per analogia di colore, di origine geografica e di sponsor, a visualizzare la casa di Borgo Panigale come la Ferrari della MotoGP. Se la casa di Maranello è una leggenda della formula 1 fin dal primo campionato mondiale, nel 1950, Ducati, fondata nel 1926, si è impegnata ufficialmente nelle corse negli ultimi vent’anni, in sostanza con la creazione del campionato Superbike, dedicato alle moto derivate dalla produzione di serie. Prima soltanto qualche sporadica apparizione, non in veste ufficiale, come quella del 1971 voluta personalmente dall’Ing. Spairani, allora dirigente di Ducati, e proprio con Phil Read come pilota.
Raggiunta l’eccellenza nella Superbike, in 20 anni la casa bolognese ha conquistato 12 titoli piloti e 14 costruttori, nel 2002 Ducati decide di affrontare il grande passo, con l’avvento della categoria 4 tempi nella classe regina viene pianificato il debutto nel motomondiale. Una nuova sfida ai colossi giapponesi, questa volta in una categoria dove loro hanno una vastissima esperienza.
Il 2003 è il primo anno di gare, podio al debutto a Suzuka ed esaltante prima vittoria a Barcellona; il 2004 non è purtroppo a livello della prima stagione, qualcuno comincia a storcere il naso, consigliando di ritirarsi in buon’ordine nell’orticello Superbike, ma i vertici di Ducati Corse non la pensano così, incurati dei mugugni continuano per la loro strada. Il 2005 vede il matrimonio con Bridgestone, commenti pepati, qualche presa in giro, gli pneumatici giapponesi non sono a livello della concorrenza, ma nelle poche occasioni in cui funzionano fanno la differenza. A Borgo Panigale ci credono, preparano una gran moto per il 2006, sembra essere l’anno buono, ma la spaventosa caduta di Barcellona menoma Capirossi, alfiere della Rossa in tutte queste stagioni, in alcune gare ed il sogno sfuma ancora. Per il 2007 cambia il regolamento, motori 800; Honda, regista occulto di queste modifiche, sembra la grande favorita, ma Ducati Corse lavora ancora di più, è la prima moto a scendere in pista, nell’estate 2006, con la nuova motocicletta. Il resto è storia di questi giorni, l’ingaggio di Stoner, la vittoria in Qatar, le altre 7 vittorie dell’australiano, l’apoteosi di ieri con la vittoria di Loris ed il titolo di Casey.
Ma soprattutto la tecnologia italiana che batte quella giapponese, un manipolo di ragazzi italiani, usciti dalle nostre università e scelti uno per uno da Ducati Corse, che hanno portato la casa di Borgo Panigale sul tetto del mondo, Davide che batte Golia. Per capire la portata dell’evento possiamo fornire qualche cifra che può aiutare: Ducati ha venduto poco più di 30mila moto nel 2006 contro gli oltre 10milioni di Honda! Il reparto corse di Ducati è composto da 115 persone, che seguono i team ufficiali MotoGP, Superbike e Superstock oltre a supportare i team satellite o privati che usano moto Ducati, in HRC il numero di persone che segue la sola MotoGP è maggiore!
Un rapporto speciale che lega indissolubilmente i dipendenti, gli appassionati ed i piloti stessi a Borgo Panigale, come dimostrato dal raduno in fabbrica davanti al megaschermo per seguire la gara di ieri e dallo spontaneo carosello di moto in centro a Bologna per festeggiare il titolo di Stoner.
Il sogno si avvera, titola il sito ufficiale Ducati, la realtà, a volte, supera l’immaginazione, la Ducati è un patrimonio dell’Italia, godiamocelo e festeggiamo con loro.